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L'apertura mentale dell'uomo è direttamente proporzionale alla sua apertura gastrica

(prima legge del cibo di Piercarlo Allasia)

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Domenica 5 febbraio 

L'arte di essere lupo

 

Giovedì 16 febbraio

Merenda sinoira per i feux de joie

 

 

 


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Manifesto della cucina di resistenza  Manifesto della cucina di resistenza Riduci

La domanda che più spesso mi viene posta è: “ma che tipo di cucina fate?”

Non sono mai stato capace a voce, di dare una risposta concisa e definitiva, provo quindi a scrivere alcuni concetti generali. 

Premessa: credo che fra due o trecento anni, ammesso che ancora esista l’umanità, e non sia stata sterminata da chiazze di petrolio, guerre di cortile o dai dietologi, si continuerà a mangiare tutti i giorni la pasta al ragù, le acciughe al verde, il kebab, il brasato, la parmigiana di melanzane, l’orata in cartoccio, e quant’altro si trovi sulle tavole degli uomini normali anche ora.

La cucina, come tutte le attività umane, è in continua evoluzione, quindi anche le ricette, così come le conosciamo ora, si adatteranno alle mutate disponibilità e caratteristiche degli ingredienti, della tecnologia, dei ritmi vitali, ma saranno sempre e comunque il risultato di un’evoluzione progressiva e compatibile, e continueranno a far parte della storia e della cultura culinaria dei popoli che le hanno espresse.

Così, finalmente, ho speranza che le monumentali idiozie delle varie cucine nouvelle (o poubelle?), molecolari, cervellotiche e sciagurate, saranno ridotte al rango che è, legittimamente, di loro competenza: giochi, doverosi come tutte le attività ludiche, esperimenti dai quali può sortire qualche novità, qualche ottimo spunto per andare avanti sulla strada dell’evoluzione, il contrario insomma  di quello su cui un’interessatissima e abilissima propaganda spende fiumi di parole e cisterne di inchiostro in quest’epoca di decadenza. Gelatine semi sintetiche, bombole d’azoto liquido, schiume al limite del repellente: dietro i capitali che si spendono per questi deliri, dietro le ovazioni che si trovano su (alcune) guide esageratamente rinomate, dietro i premi e i riconoscimenti fittizi non c’è altro che l’interesse economico di un paio di multinazionali produttrici di porcherie che il mio gatto non mangerebbe mai.

E allora, quale via?

Io credo che la bagna caoda e i polpi alla Luciana, il brasato al barolo e la pasta con le sarde, i canederli e la pasta e fagioli, anche se espressioni di  paesaggi umani e geografici diversi, abbiano le stesse radici e  appartengano tutti alla medesima cultura, la cultura popolare del cibo come risultato della storia e del territorio che lo genera.

Ecco perchè  non trovo strano e fuorviante proporre nella stessa serata, per esempio, i malloreddus alla bottarga e la finanziera, il risotto con le rane e la costata di chianina; i miei ospiti sceglieranno secondo le loro inclinazioni e l’estro del momento.

Certamente, troveranno sempre nel piatto un cibo preparato con ingredienti freschi e scelti per quanto possibile tra quelli offerti dalla stagione e dal territorio, trattati con una sensibilità, questa si, filtrata dall’impronta inevitabilmente ed orgogliosamente piemontese che mi deriva dall’essere cresciuto con i piatti della nonna e della mamma; ecco allora che anche nei maccheroni della chitarra al guanciale di Amatrice, che ogni tanto cucino, risulta evidente una piemontesità che rivendico e ostento.

L’appartenenza ad un luogo non si esprime solamente attraverso la scelta di quelle ricette, ma soprattutto attraverso un modo di trattare gli ingredienti, di amalgamarne i sapori, di offrire un risultato che contenga i sapori dell’origine e il marchio di chi ha cercato, umilmente, di fare del suo meglio per costruire qualcosa che si possa definire semplicemente con una parola: buono. Come dice giustamente Massobrio, i vini si dividono in due categorie: buoni e non buoni. Potremmo dire lo stesso del piatto che vi viene posato sulla tavola? La parola "semplicità" non è sinonimo di "banalità", e allora se un piatto di tagliatelle fatte due ore prima con una buona farina e buone uova, condite con un ragù cotto per sei ore, fatto scegliendo quei pezzi di carne, quell'olio extravergine, quei pomodori, se quel piatto dunque riesce a farci dire "accidenti che buono", ebbene, lo scopo è raggiunto. Raggiunto con la (difficile) ricerca della Semplicità e il rifiuto della banalità.

In questo sta l'essenza di ciò che chiamo cucina di resistenza: resistenza alla massificazione gastronomica, alla logica commerciale, alle imposizioni del mercato, alla banalizzazione della ristorazione.

Forse, così, ho trovato la risposta: la cucina della Civetta è il risultato della ricerca della semplicità, del rifiuto totale di estremismi innovativi e conservatori, globalistici e sciovinisti. In sostanza, cerchiamo di fare poche cose, ma di farle buone.


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La Civetta News  La Civetta News Riduci

 Lupi e falò

Non di solo pane vive l'uomo; così stavolta vi offriamo pane, companatico, libri, lupi, lupe e lupacchiotti in un documentario girato qui, nelle nostre valli, sulla vita familiare dei lupi. L'autore, che sarà naturalmente presente alla proiezione, ha passato mesi e mesi a seguire un branco di lupi proprio qui sopra le nostre teste ignare. Dopo aver nutrito gli occhi con bellissime immagini, potrete nutrire la mente con la rassegna di libri della libreria Claudiana e il resto del corpo con la cena a buffet allestita da noi, il tutto al centro polivalente di Villar Pellice, e con un biglietto d'ingresso per soli lupi, oppure per lupi più cena.

Vedere dettagli alla pagina appuntamenti, oppure chiamarci per informazioni.

16 febbraio: la festa dei Valdesi per celebrare la conquistata libertà di culto; grandi falò accesi sulle montagne della Val Pellice, una tradizione che dura da quasi due secoli. Il problema è che Carlo Alberto ha scelto il mese di febbraio per concedere le sospirate lettere patenti, e a febbraio, ora come allora, in mezzo ai boschi fa freddino. Ma noi, che pensiamo al benessere dei nostri ospiti, abbiamo pensato di proporre una monumentale merenda sinoira per scaldare le membra di chi vuole partecipare alla festa. dalle 17,00 in avanti, si può venire, mangiare e bere a volontà, prima di prendere freddo oppure dopo (anche prima e dopo, volendo.

Dettagli e informazioni come sopra


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I Venerdì della Civetta  I Venerdì della Civetta Riduci

 

A scadenza mensile, sono serate dedicate di volta in volta ad una ricetta, un piatto particolare, un argomento culinario di particolare interesse.

Abbiamo avuto, e ripeteremo nel tempo, serate dedicate al pesce d’acqua dolce, a ricette esclusive di zone particolari (ricordiamo tra gli altri eventi la perbojeira di Rocca Grimalda, la prustinenga di Prarostino, o la panissa del Vercellese), piatti che non vengono più proposti nel giro della ristorazione, o, come spesso succede, vengono snaturati e sviliti da preparazioni approssimative e non rispettose del contesto territoriale ed umano in cui sono nati; serate di degustazione di vini o, soprattutto, di formaggi; appuntamenti fissi: il Gran Bollito di Novembre, e la Bagna Caoda di Natale a dicembre; ancora, preparazioni che per loro  natura non possono essere proposte nel contesto di una normale cena alla carta, quali l’antica Finanziera o, a maggior ragione, il Gran Bollito misto piemontese (14 portate più 7 salse e tre contorni), a meno di fornirne versioni addomesticate ed assolutamente inadeguate al valore culinario e culturale del piatto.

I venerdì della Civetta sono serate che si svolgono esclusivamente su prenotazione e con un orario di inizio definito (in genere le 20,30): il massimo della soddisfazione si ricava da un cibo preparato in giusta quantità e servito al momento del suo massimo splendore aromatico e gustativo.

Il programma delle serate è riportato nella sezione appuntamenti, e viene inoltre inviato a tutti gli iscritti alla mailing list.


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Links  Links Riduci


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Dicono di noi  Dicono di noi Riduci

Slow Mountain (CDA Vivalda) - venerdì 1 giugno 2007

 

 

Chi c’è stato vi racconta che...

La Trattoria "La Civetta" di Torre Pellice ha cambiato nel corso del tempo molti "abiti". Da locale notturno negli anni sessanta a pizzeria in un recente passato fino ad assumere la fisionomia che meglio la rappresenta: ristorante a gestione familiare in un ambiente raccolto con pochi coperti che punta su un'offerta di qualità.

In sala vi accoglie la cortesia e disponibilità di Alba che vi accompagna nella scelta del menù, rigorosamente alla carta. Il grande patron Piercarlo abbandona ogni tanto i fornelli per raccontarvi da dove viene la prelibata bistecca di Fassone, chi è il suo spacciatore di tartufi, come prepara la pasta fatta in casa e decantarvi le qualità organolettiche della selezione di formaggi scelta personalmente.

Tutto abbondantemente accompagnato dal Nobile di Montepulciano o dal Morellino di Scansano, solo alcuni dei numerosi vini consigliati dalla gentilissima Katia.

Ogni venerdì Piercarlo offre menù a tema ai suoi commensali.

Un incantevole angolo di poesia culinaria.

Vi consigliamo di prenotare.

 

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Montagne Doc - lunedì 10 ottobre 2005
In Torre Pellice, nell'angolo della piazzetta Pietro Micca, c'è una trattoria tranquilla e raccolta che vi attende per accompagnarvi in un percorso che parte dalla ricerca delle migliori materie prime, passa attraverso una cucina curata con rigore e passione, e termina nel piatto che vi sarà servito in tavola accompagnato da un sorriso, un'ottima bottiglia scelta da una lista ben nutrita e, se vorrete, dai grandi formaggi scovati personalmente dal patron
Il buon cibo è un piacere e il nostro compito è farvelo apprezzare nelle migliori condizioni di qualità e in un ambiente sereno e rilassato. Venite a trovarci, aggiratevi con calma tra le nostre carte degli oli, dei vini e dei formaggi, e avrete forse fatto una piacevole scoperta. maggiori informazioni ...


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